Capitolo Primo
Il Salento nel primo dopoguerra
La prima guerra mondiale ebbe nefaste conseguenze sulla
situazione economica dell'Italia come delle altre nazioni
coinvolte nel conflitto. Ma furono principalmente le
classi meno abbienti a pagare pesantemente ciò che lo
Stato aveva loro imposto. Ai contadini al fronte era
stato promesso che a guerra finita sarebbero state
assegnate le terre incolte per lavorarle e trarne
sostentamento; "La terra ai contadini " era la
parola dordine. Ma rimase solo una parola; infatti
la promessa non fu mantenuta. Al contrario, furono
emanati decreti che distendevano strenuamente gli
interessi dei proprietari terrieri e dei latifondisti. I
contadini si accorsero ben presto che il vero nemico da
combattere era quello di sempre, cioè gli agrari e lo
Stato che per nulla si interessavano della fame, della
disperazione e dell'indigenza delle classi lavoratrici. I
contadini erano rimasti ciò che erano prima della guerra
; esseri umani che tra gli stenti dovevano portare avanti
la disperata impresa di ogni giorno, cioè portare ai
propri famigliari di che vivere, ed ora tutto era
diventato più difficile. Dopo il danno la beffa : prima
mandati a morire sul fronte, combattendo un popolo
straniero per una ragione che, probabilmente, essi non
comprendevano appieno, obbligati dalla "ragione di
stato", illusi dalle terre promesse, poi abbandonati
alla miseria, alla distruzione e alla fame che hanno
sempre seguito tutte le guerre. Vi fu quindi una forte
presa di coscienza da parte dei lavoratori, i quali
capirono che necessitava impegnarsi in prima persona per
tentare di combattere questo stato di cose.
Alla fine della prima guerra mondiale alcuni settori
della grande industria, per l' aumento della produzione
conseguente alla guerra, rappresentavano i punti di forza
su cui la borghesia sperava di risollevare le sorti dell'
economia nazionale, ma I' intero sistema commerciale era
completamente sconvolto. L' agricoltura grazie agli
sforzi dei lavoratori non impegnati nella guerra, era
riuscita a mantenersi su livelli di produzione abbastanza
simili a quelli che caratterizzavano il periodo
antecedente il conflitto. Ma la terra era stata sfruttata
abbondantemente ed ora era impoverita delle sue risorse.
Molti capi di bestiame erano stati macellati per
necessita, senza provvedere alla riproduzione e all'
allevamento di altri animali. Ciò nonostante si può
parlare di una ripresa quasi miracolosa dell' economia,
merito esclusivo dell'impegno dei lavoratori i quali
nonostante tutte le difficoltà e con rinnovato spirito
di sacrificio si dedicavano al lavoro. Ma il popolo non
trasse nessun beneficio mostrando subito segni di
giustificato malcontento e di ribellione.
L' economia italiana del tempo era caratterizzata da l'
inflazione spaventosa e dalla disoccupazione. Antonio
Gramsci analizzo questa difficile situazione e nell'
agosto del '20, avanzo una sola alternativa: o una
rivoluzione proletaria o una micidiale reazione. Ora noi
sappiamo quanto avesse visto giusto, ma la storia insegna
che un' organismo autoritario e slegato dalle vere
esigenze dei lavoratori(in questo caso il partito
socialista in seguito quello comunista) cerca di mediare
o dirigere la rivoluzione o quando un' ideologia diventa
un fine non c'é nessuna possibilità di un reale
cambiamento della esistente. D' altra parte, in quegli
anni, un forte movimento rivendicativo attraversava
I Europa, facendo temere seriamente alla borghesia
la perdita di tutti i suoi privilegi . Scioperi e rivolte
in Francia, Germania, Austria, Ungheria, Finlandia, la
rivoluzione russa (poi miseramente fallita) avevano fatto
sperare a tutto il genere umano l' alba di una nuova era.
Fin dallinizio del 1920 si ebbe, in Italia, una
ripresa delle lotte dei lavoratori sia nelle campagne che
nelle fabbriche; il governo Nitti si dimostrò subito
poco tollerante nei confronti delle lotte che,
dappertutto, interessavano il paese.
Nella aprile 1920 il decreto Falcioni stabiliva che le
terre incolte, fossero assegnate a chi disponesse di
risorse finanziarie (quindi i contadini erano esclusi)
inoltre sanciva che chiunque occupasse arbitrariamente
terreni di altrui proprietà fosse perseguito penalmente.
lntanto lotte, manifestazioni e scioperi interessavano
molti comuni del Salento.
L' undici gennaio, a Monteroni, in seguito all'aumento
del prezzo del pane, fu proclamata una manifestazione di
protesta .Come spesso succede in tali occasioni i
manifestanti lanciarono alcuni sassi contro la locale
stazione dei Carabinieri (i quali avevano trattenuto in
caserma i promotori della manifestazione) che
cominciarono a far fuoco contro gli scioperanti,
uccidendo Francesco Condà di quarantaquattro anni e
ferendo altri contadini.
Ad Otranto, il 29 marzo, la locale cooperativa aveva
indetto una manifestazione per chiedere la gestione del
servizio di distribuzione e vendita dei prodotti
alimentari onde evitare ogni forma di favoritismi nella
gestione del servizio.
Durante la manifestazione fu ferito Gabriele Cosentini.
Intanto a Galatina, a Tuglie e a Maglie dal 31 marzo al 2
aprile fu indetto lo sciopero generale di tutte le
categorie.
A Carmiano, a Bagnolo del Salento, a Leverano, a
Galatone, e a Copertino, i contadini occuparono le terre.
A Botrugno le operaie tabacchine affiancarono i contadini
nello sciopero che stavano conducendo.
In seguito al mancato rispetto del concordato fra
contadini e proprietari, a Nardò, il 9 aprile
scoppiarono gravi incidenti che portarono all'
occupazione completa del paese da parte dei lavoratori
che proclamarono la "Repubblica Neretina".
In seguito agli scontri morirono due lavoratori, Pasquale
Bonuso e Cosimo Perrone; molti altri furono feriti. Negli
scontri rimase ucciso anche I' agente di polizia Achille
Petrocelli; più di centoventi lavoratori furono
arrestati e processati. Continuavano intanto le
agitazioni negli altri paesi della provincia: I' otto e
nove aprile i contadini manifestarono a Spongano. ll 21
aprile, a Giuggianello, scioperarono i contadini
riuscendo ad ottenere la concessione di alcune giornate
lavorative. ll 26 aprile, a Cutrofiano, ci furono altri
incidenti, a Supersano, il ventotto, i lavoratori scesi
in piazza riuscirono a ottenere giornate lavorative dai
proprietari terrieri .
Nel mese di maggio ci furono agitazioni ed occupazioni di
terre a Ruffano, Muro, Poggiardo, Scorrano, Tuglie,
Maglie e a Nardò, dove, nonostante i gravi incidenti del
nove di aprile, la locale lega contadina era riuscita a
portare avanti le azioni di lotta senza arrendersi.
Capitolo Secondo
Lotta di classe a Parabita - Brevi
cenni storici
Parabita non e stata estranea al forte fermento sociale e
politico che caratterizzava la fine dell' 800 e gli inizi
di questo secolo. La forte presa di coscienza della
possibilità di abbattere le strutture repressive e
sfruttatrici che da secoli affamavano la gran parte della
popolazione ha interessato tutta la classe proletaria del
paese. Agli inizi del 1900 un gruppo di rivoluzionari
parabitani : Rocco Stanca, Luigi Barone (fabbro), Luigi
Tarantino, Luigi Pisanello, Raffaele Pisanello, Luigi
Manieri (maestro elementare ), Napoleone Provenzano e
molti altri contadini, uomini e donne, cominciarono a
stringere rapporti, a incontrarsi con i più attivi
militanti rivoluzionari del Salento e ad allacciare i
primi contatti con i lavoratori degli altri paesi,
stanchi come loro dei continui sacrifici, soprusi ed
ingiustizie della classe padronale. Nel 1908 si
costituisce il Circolo dei lavoratori. Nel 1911, in via
Padre Serafino, si costituisce la prima sezione
socialista con I' immediata reazione della borghesia e
dell' ordine costituito. Vengono quindi arrestati
Raffaele Pisanello e Cesare Garzia.
Un anno dopo, la sezione socialista é costretta a
chiudere. Nel 1918, i militanti ricostituiscono, in via
Vernicchia, la Lega contadina cominciando a lottare per
migliorare la grave situazione che, con la guerra, era
maturata. Questa situazione ha avuta un momento
culminante nel succedersi degli eventi che poi portarono
allo sciopero del '20.
Importanti e difficili azioni di lotta affrontarono i
lavoratori parabitani. Ai primi di Aprile del 1882 1, ci
1urono disordini a Parabita e Tuglie in cui i militari
(stando ai documenti consultati, purtroppo assolutamente
non esaurienti) spararono sui manifestanti. La mattina
del cinque febbraio 1911 2, alle sei di mattina, circa
cento contadini si 1rovarono in piazza Umberto 1', per
scioperare contro i proprietari che assumevano i
contadini forestieri accordando loro una paga ridotta e
costringendo, chiaramente, i contadini di Parabita alla
fame. II comando dei Carabinieri Reali mando subito dieci
militari per tenere sotto controllo la folla in
agitazione ma non si verificarono incidenti. La sera
dello stesso giorno, alle diciannove, una delegazione di
trenta contadini si reca al comando dei carabinieri per
esporre i motivi della protesta. La situazione precipita
perché i proprietari non volevano accettare le richieste
dei contadini e la mattina dell' otto febbraio i
lavoratori occuparono le terre e, pertanto, il
sottoprefetto di Gallipoli, Novi, manda un congruo"
rinforzo di militari. Il 12 febbraio i proprietari
accettarono in parte le richieste dei contadini giungendo
ad un accordo che stabiliva la paga giornaliera di Lire
2,50 per sei ore di lavoro invece delle cinque ore che
volevano ottenere contadini in agitazione. 13 Febbraio
circa cento contadini andati a lavorare nei campi dei
proprietari Piccinno Michele, Pierri Donato e Muia
Sebastiano, dopo cinque ore e mezza, smisero per protesta
ed i proprietari si rifiutarono di pagare le ore
lavorate. ll lavoro nei campi fu interrotto a causa della
neve caduta e la protesta sfuma. In seguito all' aumento
del prezzo del pane e per la scarsa quantità
disponibile, il 18 Gennaio 1915, alle diciannove circa,
cinquanta contadini si riunirono in piazza davanti al
Circolo dei signori chiedendo l' aumento della paga
giornaliera. Se ciò non fosse stato concesso tutti i
contadini avrebbero scioperato il giorno dopo. Venuto a
conoscenza dei fatti, il prefetto di Lecce con un
telegramma ordina al sindaco Ferrari di acquistare del
grano per rivenderlo a prezzo di costo ai contadini.
Evidentemente l' ordine del prefetto non fu seguito
poiché il 7 Febbraio, dalle diciotto alle venti, cento
contadini improvvisarono, nuovamente, una protesta
davanti allo stesso Circolo. II pane arrivò comunque
presto quando sindaco, autorità e signori si accorsero
che i contadini non avevano nessuna voglia di desistere.
Furono denunciati per istigazione De Mitri Salvatore di
cinquantasei anni, Giancane Sebastiano di trenta anni e
Carlino Giuseppe di diciotto, tutti contadini
incensurati.
Capitolo terzo
Parabita, 21 giugno 1920: Sciopero
Generale
La "Lega dei lavoratori della terra" fondata a
Parabita nel 1918 in via Vernicchia, dalla fine del '19 e
durante i primi mesi del '20 era stata promotrice di
scioperi, manifestazioni ed occupazioni di terre che nel
mese di Maggio del '20 portarono a scontri con la forza
pubblica. Questi avvenimenti causarono un forte stato di
tensione e le autorità comunali, essendo strettamente
legate agli interessi dei proprietari terrieri, non erano
intervenute a negoziare fra i contadini e gli agrari.
La Commissione di avviamento al lavoro, composta da due
proprietari, da due lavoratori e presieduta dal Sindaco
istituita con il decreto luogotenenziale dei 17/11/1918
n.1911 decise, a Parabita, la riduzione di lire 2 per i
lavori di sarchiatura (da lire 9 a lire 7).
La Lega dei contadini si oppose ma, poiché ogni
tentativo di trattativa rimase inascoltato, proclama lo
sciopero generale della categoria per il 21 Giugno.
II 22 ci furono i primi contrasti fra contadini in
sciopero e forze dellordine. Furono richiesti
rinforzi di militari e, come e facile immaginare,
latmosfera era particolarmente tesa: il paese era
quasi in stato d'assedio ma questo non impedì che
continuasse la mattina di giovedì 23 I' azione di lotta
che i lavoratori avevano indetto .
Furono tagliati i fili del telegrafo e ogni via di
accesso al paese fu controllata da picchetti di
lavoratori per evitare che qualche contadino si recasse
in campagna, rendendo cosi vana Inazione di lotta che gli
altri lavoratori stavano conducendo.
Durante la notte, come le precedenti, fu svolta un
intensa attivati di propaganda e contemporaneamente le
ronde dei carabinieri avevano pattugliato il paese
cercando di identificare i leghisti ed effettuando delle
perquisizioni.
Alle sei di mattina più di quattrocento contadini,
uomini e donne, presidiavano il bivio fra Alezio e Matino
(piazza Coltura).Gli scioperanti avevano fermato dei
contadini che, su di un carro, si recavano in campagna,
intimando loro, senza alcuna violenza, di tornare
indietro. I carabinieri intervennero e cominciarono a
caricare in modo violento i lavoratori.
Questi, come risposta, cominciarono a lanciare dei sassi,
i carabinieri furono ben presto circondati e, per non
essere sopraffatti, furono costretti a rifuggiarsi in una
stalla affianco alla chiesa. Altri quattro carabinieri
rimasero sul luogo degli scontri. Alcuni contadini
salirono sul tetto della stalla. Uno di essi (un certo
Barone), con un piccone, cerca di rompere il tetto;
altri, nascosti dietro il muro di cinta della chiesa,
continuavano la sassaiola.
I carabinieri sia dalla stalla che dalla piazza
cominciarono a far fuoco sparando ad altezza d'uomo. La
folla presa dal panico si disperse sul piazzale e nelle
vie adiacenti.
La prima vittima cadde sulla piazza alle sette e trenta.
Si chiamava Luigi Carlucci, un giovane di vent'anni,
freddato da un colpo di fucile alla testa. ln seguito
morirono all'ospedale di Nardò: Pantaleo Stanca di
diciotto anni, morto il venticinque giugno e Pasquale
Giannelli di cinquantasette anni deceduto la mattina del
ventisette.
Successivamente si parlò dell'intervento di alcuni
proprietari terrieri che spararono fianco a fianco ai
carabinieri, poiché stanchi delle occupazioni delle
proprie terre e delle lotte che i lavoratori stavano
conducendo.
Ciccardi Rosaria, una contadina di 44 anni, mori all'
ospedale di Nardò, quello stesso giorno, alle quattro di
pomeriggio. Stava cercando disperatamente, nella ressa,
suo tiglio quando, in via Coltura, fu raggiunta da un
proiettile. Coltura Pisanelli, figlia della Ciccardi,
sporse querela contro Rocco Piccinno, accusandolo di aver
ucciso sua madre. Giaffreda Coltura, De Matteis Luigi,
Barone Ippazio Cosimo e Fattizzo Rosaria testimoniarono,
durante il processo, contro Rocco Piccinno, accusandolo
di aver sparato, quella mattina a Ciccardi Rosaria.
Alcuni testimoni affermano che in realtà morirono sette
persone per quei tragici avvenimenti. Dalla consultazione
dei documenti ufficiali 4 risultano registrati solo
quattro decessi. Almeno di una persona deceduta non si
conoscono le generalità. La "Provincia di
Lecce", giornale dell'epoca, in un articolo del
ventisette giugno, riprodotto integralmente in questo
opuscolo, sostiene che "sul terreno rimasero morti
tre individui: un vecchio, un ragazzo ed una donna".
Ebbene Luigi Carlucci aveva vent'anni, la donna é
sicuramente Rosaria Ciccardi, del contadino in età
matura non vi e traccia; Pasquale Giannelli mori
ventisette Giugno, quando il giornale era stato già
stampato.
Mentre in via Coltura continuava la carneficina, alcuni
rivoltosi si imbatterono, in via Convento, nel sindaco
Domenico Ferrari che si trovava nei pressi della sua
abitazione.
Essi cercarono di persuaderlo ad intervenire per far
cessare il fuoco; "Va tu, tu devi andare per far
cessare il fuoco, tu sei il Sindaco I " furono le
testuali parole di un contadino. ll sindaco, stando ai
fatti descritti nella sentenza, si rifiuta di
intervenire, al che i rivoltosi cercarono di spingerlo
fino al luogo del conflitto riuscendo a portarlo sino
alla farmacia Ferrari. Li alcune donne, fra cui Coltura
De Matteis e Aurelia Fiorenza, gli si avventarono contro.
Luigi Leopizzi ferì il sindaco con due pugnalate
"lo colpiva con due pugnalate alla spalla ed in
testa ". Dichiarò al processo di averlo fatto
perché il sindaco stava minacciando con una rivoltella
alcune donne fra cui sua madre. Ai carabinieri fu
possibile uscire dalla stalla e a rientrare in caserma
solo alle nove e trenta per I' intervento di una
delegazione di cittadini composta da Manieri Luigi,
Pisanelli Luigi, Giannelli Michele e Giannelli Giuseppe.
Moltissimi furono i feriti che preferirono nascondersi
nei campi e non ricorrere ad alcuna cura per paura di
essere arrestati. Circa quindici persone furono
ricoverate all' ospedale di Nardò. Lo stesso giorno
furono inviati camion, autoblinde ed un ingente numero di
militari. Nella notte molti contadini furono arrestati e
trasferiti a Gallipoli, subirono un processo in cui
vennero accusati di attentato alla libertà del lavoro,
violenza alla forza pubblica, porto di rivoltella senza
licenza e danneggiamenti.
A sera, i proprietari comunicarono la disponibilità ad
accettare le richieste dei contadini, (dopo i morti
ammazzati questo gesto é quantomeno inqualificabile!) Al
processo tu dimostrato, contrariamente alle speranze dei
proprietari terrieri, che i dimostranti non avevano fatto
uso di armi da fuoco. "Nessuno dei testimoni ha in
udienza detto di aver visto gli scioperanti armati, come
nessuno dei carabinieri era rimasto ferito da colpi da
arma da fuoco". I quattro contadini che accusarono
un proprietario terriero di aver sparato a Ciccardi
Rosaria, furono dallo stesso denunciati per falsa
testimonianza. Subirono un processo in cui furono
riconosciuti innocenti; "Osserva il collegio che
tali elementi d'accusa non sono sufficienti a provare la
colpevolezza dei prevenuti (gli imputati) imperocche se
pur pensarsi che in effetti gli attuali imputati abbiano
deposto solo per odio contro il Piccinno determinato
dall'antagonismo esistente fra quei contadini, cui i
testimoni appartengono e quei proprietari e borghesi, cui
appartiene il Piccino a die origine ai fatti deplorati,
neppure può escludersi che costoro abbiano detto il vero
".
La Corte di Appello di Trani con una sentenza del
ventiquattro febbraio 1922 assolse il Piccino dall'accusa
di omicidio volontario "per non averlo commesso
".
Sta di fatto che Piccino durante il conflitto si trovava
sul balcone di casa sua, questo per le dichiarazioni sia
dei testimoni dell accusa che della difesa.
II De Matteis dichiaro di "aver presunto che la
Ciccardi fosse stata colpita dal Piccino per la
circostanza che costei cadde nel momento in cui esso
Piccino sparava, come gli altri proprietari in via
Coltura, contro la folla."
Ribadendo che gli accusati di falsa testimonianza fra cui
il De Matteis, furono assolti, si traggano le conclusioni
più appropriate. La Ciccardi mori 'da proiettile di
fucile sparato dai militi dell'arma dei carabinieri"
ma la Corte non appurò se il proprietario avesse
sparato.
Dei gravi fatti accaduti a Parabita si discusse alla
Camera dei Deputati per un discorso dell' onorevole
Vallone: ".....nella provincia di Lecce non e
isolato il fatto di Nardò. Ma a Monteroni ad Otranto a
Parabita, in altri luoghi una serie dolorosa di episodi
con eccidi si sono verificati in breve volgere di tempo
". Raffaele Pisanello, uno dei fondatori della Lega
insieme a Giuseppe Pasanisi, fu eletto sindaco nelle
elezioni amministrative dell' autunno del '20. La
popolazione volle cosi mantenere vivi gli ideali della
lotta che fino ad allora li aveva visti protagonisti.
L' episodio di Parabita si inserisce, come sappiamo, nel
quadro della situazione sociale e politica che
caratterizzava I' Italia degli anni '20.
Nei mesi di Agosto e settembre gli operai metallurgici
occuparono le fabbriche del triangolo industriale
(Milano, Genova, Torino) praticando I' autogestione della
produzione, ma I' occupazione durò circa otto settimane.
Mancò agli operai la collaborazione degli impiegati e
dei tecnici, necessaria per organizzare in modo
efficiente la produzione. Ma soprattutto la borghesia ed
il governo decisero di sfiancare gli operai in
autogestione non intervenendo per far sloggiare gli
stessi con la forza, ma non rifornendo più di materie
prime la fabbrica e non facendo giungere nuove commesse.
Questo episodio rappresento per il Movimento operaio una
notevole sconfitta. Una parte di responsabilità per
questi episodi fu da attribuire al Partito Socialista che
per i contrasti e tensioni al suo interno, fu incapace di
dirigere il forte movimento di massa che interessava il
Paese.
Stranamente negli anni '20-21 nonostante l' abbondanza di
lavoro conseguente alla ricostruzione, si ebbe una brusca
inversione di tendenza con il crollo della domanda e I'
aumento dei prezzi a livello mondiale. La crisi provoco
una forte disoccupazione. La borghesia rispose in questo
modo al forte movimento di protesta degli operai
evidentemente perché vedeva pericolosamente minacciata
la propria supremazia.
La borghesia italiana inoltre preparava la svolta più
nefasta della storia italiana degli ultimi tempi: l'
avvento del fascismo.
Nel 1919 a Milano si costituirono i "Fasci di
combattimento" composti da piccoli borghesi e da ex
combattenti che i proprietari reclutavano nelle proprie
squadre.
E' di obbligo ricordare che senza "monarchia,
esercito, Vaticano, alta finanza ecc..., il fascismo non
sarebbe mai giunto al potere, affidandosi esclusivamente
alla strategia dei suoi quadrunviri e alla iniziativa
delle sue camicie nere" . Anche a Parabita non
mancarono le violenze fasciste : Raffaele Pisello subii
un attentato quando un sicario per lire cinquecento gli
sparo diversi colpi di rivoltella.
Compito principale per chi si occupa degli avvenimenti
storici assume, quindi, una particolare importanza,
soprattutto visti gli attuali tentativi di interpretare e
riscrivere la Storia secondo discutibilissime intenzioni.
Proporre il ricordo per preservare la memoria storica; la
quale rappresenta un nostro importantissimo patrimonio.
NOTE
1-Archivio di Stato - Lecce; registro Prefettura
gabinetto, fascicolo n.2729 busta 260.
2 - A;S.L; registro Prefettura gabinetto, fascicolo.
n.2876 b. 268.
3 - A.S.L.;registro Prefettura gabinetto, fascicolo. n.
3041 b.273
4 - Brogliaccio dei Morti - Comune di Parabita, Comune di
Nardò.
5 - "La Provincia di Lecce" del 25/7/1 920.
B I B L I OG RA F IA
- Salvatore Coppola - Conflitti di lavoro e lotta
politica nel Salento nel primo dopo guerra (1919-1925) -
Ed. "Salento Domani" 1984.
- A.S.L. Registro generale sentenze ; sentenza n.673 del
1 8/1 1 /1 922.
- A.S.L. Reg. gen. sent.; sentenza n.68 del gennaio 1923.
- Storia e storiografia, terzo volume - Antonio Desideri
- Editrice G. D'Anna
- Donne in lotta in un comune del basso Salento - Aldo D'
Antico.
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