EVENTI STORICI DELLA CITTA' DI

PARABITA (Lecce)

 

23 Giugno 1920

L'eccidio di Parabita

(piccola storia di uomini grandi e soli)

 

Un particolare ringraziamento và a Giuseppe TORNESELLO autore del testo che state per leggere. Grazie a lui non perderemo la memoria storica di quanto successe a Parabita il 23 Giugno 1920. Grazie ancora Giuseppe.

 

Capitolo Primo


Il Salento nel primo dopoguerra


La prima guerra mondiale ebbe nefaste conseguenze sulla situazione economica dell'Italia come delle altre nazioni coinvolte nel conflitto. Ma furono principalmente le classi meno abbienti a pagare pesantemente ciò che lo Stato aveva loro imposto. Ai contadini al fronte era stato promesso che a guerra finita sarebbero state assegnate le terre incolte per lavorarle e trarne sostentamento; "La terra ai contadini " era la parola d’ordine. Ma rimase solo una parola; infatti la promessa non fu mantenuta. Al contrario, furono emanati decreti che distendevano strenuamente gli interessi dei proprietari terrieri e dei latifondisti. I contadini si accorsero ben presto che il vero nemico da combattere era quello di sempre, cioè gli agrari e lo Stato che per nulla si interessavano della fame, della disperazione e dell'indigenza delle classi lavoratrici. I contadini erano rimasti ciò che erano prima della guerra ; esseri umani che tra gli stenti dovevano portare avanti la disperata impresa di ogni giorno, cioè portare ai propri famigliari di che vivere, ed ora tutto era diventato più difficile. Dopo il danno la beffa : prima mandati a morire sul fronte, combattendo un popolo straniero per una ragione che, probabilmente, essi non comprendevano appieno, obbligati dalla "ragione di stato", illusi dalle terre promesse, poi abbandonati alla miseria, alla distruzione e alla fame che hanno sempre seguito tutte le guerre. Vi fu quindi una forte presa di coscienza da parte dei lavoratori, i quali capirono che necessitava impegnarsi in prima persona per tentare di combattere questo stato di cose.
Alla fine della prima guerra mondiale alcuni settori della grande industria, per l' aumento della produzione conseguente alla guerra, rappresentavano i punti di forza su cui la borghesia sperava di risollevare le sorti dell' economia nazionale, ma I' intero sistema commerciale era completamente sconvolto. L' agricoltura grazie agli sforzi dei lavoratori non impegnati nella guerra, era riuscita a mantenersi su livelli di produzione abbastanza simili a quelli che caratterizzavano il periodo antecedente il conflitto. Ma la terra era stata sfruttata abbondantemente ed ora era impoverita delle sue risorse. Molti capi di bestiame erano stati macellati per necessita, senza provvedere alla riproduzione e all' allevamento di altri animali. Ciò nonostante si può parlare di una ripresa quasi miracolosa dell' economia, merito esclusivo dell'impegno dei lavoratori i quali nonostante tutte le difficoltà e con rinnovato spirito di sacrificio si dedicavano al lavoro. Ma il popolo non trasse nessun beneficio mostrando subito segni di giustificato malcontento e di ribellione.
L' economia italiana del tempo era caratterizzata da l' inflazione spaventosa e dalla disoccupazione. Antonio Gramsci analizzo questa difficile situazione e nell' agosto del '20, avanzo una sola alternativa: o una rivoluzione proletaria o una micidiale reazione. Ora noi sappiamo quanto avesse visto giusto, ma la storia insegna che un' organismo autoritario e slegato dalle vere esigenze dei lavoratori(in questo caso il partito socialista in seguito quello comunista) cerca di mediare o dirigere la rivoluzione o quando un' ideologia diventa un fine non c'é nessuna possibilità di un reale cambiamento della esistente. D' altra parte, in quegli anni, un forte movimento rivendicativo attraversava I’ Europa, facendo temere seriamente alla borghesia la perdita di tutti i suoi privilegi . Scioperi e rivolte in Francia, Germania, Austria, Ungheria, Finlandia, la rivoluzione russa (poi miseramente fallita) avevano fatto sperare a tutto il genere umano l' alba di una nuova era.
Fin dall’inizio del 1920 si ebbe, in Italia, una ripresa delle lotte dei lavoratori sia nelle campagne che nelle fabbriche; il governo Nitti si dimostrò subito poco tollerante nei confronti delle lotte che, dappertutto, interessavano il paese.
Nella aprile 1920 il decreto Falcioni stabiliva che le terre incolte, fossero assegnate a chi disponesse di risorse finanziarie (quindi i contadini erano esclusi) inoltre sanciva che chiunque occupasse arbitrariamente terreni di altrui proprietà fosse perseguito penalmente. lntanto lotte, manifestazioni e scioperi interessavano molti comuni del Salento.
L' undici gennaio, a Monteroni, in seguito all'aumento del prezzo del pane, fu proclamata una manifestazione di protesta .Come spesso succede in tali occasioni i manifestanti lanciarono alcuni sassi contro la locale stazione dei Carabinieri (i quali avevano trattenuto in caserma i promotori della manifestazione) che cominciarono a far fuoco contro gli scioperanti, uccidendo Francesco Condà di quarantaquattro anni e ferendo altri contadini.
Ad Otranto, il 29 marzo, la locale cooperativa aveva indetto una manifestazione per chiedere la gestione del servizio di distribuzione e vendita dei prodotti alimentari onde evitare ogni forma di favoritismi nella gestione del servizio.
Durante la manifestazione fu ferito Gabriele Cosentini. Intanto a Galatina, a Tuglie e a Maglie dal 31 marzo al 2 aprile fu indetto lo sciopero generale di tutte le categorie.
A Carmiano, a Bagnolo del Salento, a Leverano, a Galatone, e a Copertino, i contadini occuparono le terre. A Botrugno le operaie tabacchine affiancarono i contadini nello sciopero che stavano conducendo.
In seguito al mancato rispetto del concordato fra contadini e proprietari, a Nardò, il 9 aprile scoppiarono gravi incidenti che portarono all' occupazione completa del paese da parte dei lavoratori che proclamarono la "Repubblica Neretina".
In seguito agli scontri morirono due lavoratori, Pasquale Bonuso e Cosimo Perrone; molti altri furono feriti. Negli scontri rimase ucciso anche I' agente di polizia Achille Petrocelli; più di centoventi lavoratori furono arrestati e processati. Continuavano intanto le agitazioni negli altri paesi della provincia: I' otto e nove aprile i contadini manifestarono a Spongano. ll 21 aprile, a Giuggianello, scioperarono i contadini riuscendo ad ottenere la concessione di alcune giornate lavorative. ll 26 aprile, a Cutrofiano, ci furono altri incidenti, a Supersano, il ventotto, i lavoratori scesi in piazza riuscirono a ottenere giornate lavorative dai proprietari terrieri .
Nel mese di maggio ci furono agitazioni ed occupazioni di terre a Ruffano, Muro, Poggiardo, Scorrano, Tuglie, Maglie e a Nardò, dove, nonostante i gravi incidenti del nove di aprile, la locale lega contadina era riuscita a portare avanti le azioni di lotta senza arrendersi.

 

Capitolo Secondo


Lotta di classe a Parabita - Brevi cenni storici


Parabita non e stata estranea al forte fermento sociale e politico che caratterizzava la fine dell' 800 e gli inizi di questo secolo. La forte presa di coscienza della possibilità di abbattere le strutture repressive e sfruttatrici che da secoli affamavano la gran parte della popolazione ha interessato tutta la classe proletaria del paese. Agli inizi del 1900 un gruppo di rivoluzionari parabitani : Rocco Stanca, Luigi Barone (fabbro), Luigi Tarantino, Luigi Pisanello, Raffaele Pisanello, Luigi Manieri (maestro elementare ), Napoleone Provenzano e molti altri contadini, uomini e donne, cominciarono a stringere rapporti, a incontrarsi con i più attivi militanti rivoluzionari del Salento e ad allacciare i primi contatti con i lavoratori degli altri paesi, stanchi come loro dei continui sacrifici, soprusi ed ingiustizie della classe padronale. Nel 1908 si costituisce il Circolo dei lavoratori. Nel 1911, in via Padre Serafino, si costituisce la prima sezione socialista con I' immediata reazione della borghesia e dell' ordine costituito. Vengono quindi arrestati Raffaele Pisanello e Cesare Garzia.
Un anno dopo, la sezione socialista é costretta a chiudere. Nel 1918, i militanti ricostituiscono, in via Vernicchia, la Lega contadina cominciando a lottare per migliorare la grave situazione che, con la guerra, era maturata. Questa situazione ha avuta un momento culminante nel succedersi degli eventi che poi portarono allo sciopero del '20.
Importanti e difficili azioni di lotta affrontarono i lavoratori parabitani. Ai primi di Aprile del 1882 1, ci 1urono disordini a Parabita e Tuglie in cui i militari (stando ai documenti consultati, purtroppo assolutamente non esaurienti) spararono sui manifestanti. La mattina del cinque febbraio 1911 2, alle sei di mattina, circa cento contadini si 1rovarono in piazza Umberto 1', per scioperare contro i proprietari che assumevano i contadini forestieri accordando loro una paga ridotta e costringendo, chiaramente, i contadini di Parabita alla fame. II comando dei Carabinieri Reali mando subito dieci militari per tenere sotto controllo la folla in agitazione ma non si verificarono incidenti. La sera dello stesso giorno, alle diciannove, una delegazione di trenta contadini si reca al comando dei carabinieri per esporre i motivi della protesta. La situazione precipita perché i proprietari non volevano accettare le richieste dei contadini e la mattina dell' otto febbraio i lavoratori occuparono le terre e, pertanto, il sottoprefetto di Gallipoli, Novi, manda un congruo" rinforzo di militari. Il 12 febbraio i proprietari accettarono in parte le richieste dei contadini giungendo ad un accordo che stabiliva la paga giornaliera di Lire 2,50 per sei ore di lavoro invece delle cinque ore che volevano ottenere contadini in agitazione. 13 Febbraio circa cento contadini andati a lavorare nei campi dei proprietari Piccinno Michele, Pierri Donato e Muia Sebastiano, dopo cinque ore e mezza, smisero per protesta ed i proprietari si rifiutarono di pagare le ore lavorate. ll lavoro nei campi fu interrotto a causa della neve caduta e la protesta sfuma. In seguito all' aumento del prezzo del pane e per la scarsa quantità disponibile, il 18 Gennaio 1915, alle diciannove circa, cinquanta contadini si riunirono in piazza davanti al Circolo dei signori chiedendo l' aumento della paga giornaliera. Se ciò non fosse stato concesso tutti i contadini avrebbero scioperato il giorno dopo. Venuto a conoscenza dei fatti, il prefetto di Lecce con un telegramma ordina al sindaco Ferrari di acquistare del grano per rivenderlo a prezzo di costo ai contadini. Evidentemente l' ordine del prefetto non fu seguito poiché il 7 Febbraio, dalle diciotto alle venti, cento contadini improvvisarono, nuovamente, una protesta davanti allo stesso Circolo. II pane arrivò comunque presto quando sindaco, autorità e signori si accorsero che i contadini non avevano nessuna voglia di desistere. Furono denunciati per istigazione De Mitri Salvatore di cinquantasei anni, Giancane Sebastiano di trenta anni e Carlino Giuseppe di diciotto, tutti contadini incensurati.

 

Capitolo terzo


Parabita, 21 giugno 1920: Sciopero Generale


La "Lega dei lavoratori della terra" fondata a Parabita nel 1918 in via Vernicchia, dalla fine del '19 e durante i primi mesi del '20 era stata promotrice di scioperi, manifestazioni ed occupazioni di terre che nel mese di Maggio del '20 portarono a scontri con la forza pubblica. Questi avvenimenti causarono un forte stato di tensione e le autorità comunali, essendo strettamente legate agli interessi dei proprietari terrieri, non erano intervenute a negoziare fra i contadini e gli agrari.
La Commissione di avviamento al lavoro, composta da due proprietari, da due lavoratori e presieduta dal Sindaco istituita con il decreto luogotenenziale dei 17/11/1918 n.1911 decise, a Parabita, la riduzione di lire 2 per i lavori di sarchiatura (da lire 9 a lire 7).
La Lega dei contadini si oppose ma, poiché ogni tentativo di trattativa rimase inascoltato, proclama lo sciopero generale della categoria per il 21 Giugno.
II 22 ci furono i primi contrasti fra contadini in sciopero e forze dell’ordine. Furono richiesti rinforzi di militari e, come e facile immaginare, l’atmosfera era particolarmente tesa: il paese era quasi in stato d'assedio ma questo non impedì che continuasse la mattina di giovedì 23 I' azione di lotta che i lavoratori avevano indetto .
Furono tagliati i fili del telegrafo e ogni via di accesso al paese fu controllata da picchetti di lavoratori per evitare che qualche contadino si recasse in campagna, rendendo cosi vana Inazione di lotta che gli altri lavoratori stavano conducendo.
Durante la notte, come le precedenti, fu svolta un intensa attivati di propaganda e contemporaneamente le ronde dei carabinieri avevano pattugliato il paese cercando di identificare i leghisti ed effettuando delle perquisizioni.
Alle sei di mattina più di quattrocento contadini, uomini e donne, presidiavano il bivio fra Alezio e Matino (piazza Coltura).Gli scioperanti avevano fermato dei contadini che, su di un carro, si recavano in campagna, intimando loro, senza alcuna violenza, di tornare indietro. I carabinieri intervennero e cominciarono a caricare in modo violento i lavoratori.
Questi, come risposta, cominciarono a lanciare dei sassi, i carabinieri furono ben presto circondati e, per non essere sopraffatti, furono costretti a rifuggiarsi in una stalla affianco alla chiesa. Altri quattro carabinieri rimasero sul luogo degli scontri. Alcuni contadini salirono sul tetto della stalla. Uno di essi (un certo Barone), con un piccone, cerca di rompere il tetto; altri, nascosti dietro il muro di cinta della chiesa, continuavano la sassaiola.
I carabinieri sia dalla stalla che dalla piazza cominciarono a far fuoco sparando ad altezza d'uomo. La folla presa dal panico si disperse sul piazzale e nelle vie adiacenti.
La prima vittima cadde sulla piazza alle sette e trenta. Si chiamava Luigi Carlucci, un giovane di vent'anni, freddato da un colpo di fucile alla testa. ln seguito morirono all'ospedale di Nardò: Pantaleo Stanca di diciotto anni, morto il venticinque giugno e Pasquale Giannelli di cinquantasette anni deceduto la mattina del ventisette.
Successivamente si parlò dell'intervento di alcuni proprietari terrieri che spararono fianco a fianco ai carabinieri, poiché stanchi delle occupazioni delle proprie terre e delle lotte che i lavoratori stavano conducendo.
Ciccardi Rosaria, una contadina di 44 anni, mori all' ospedale di Nardò, quello stesso giorno, alle quattro di pomeriggio. Stava cercando disperatamente, nella ressa, suo tiglio quando, in via Coltura, fu raggiunta da un proiettile. Coltura Pisanelli, figlia della Ciccardi, sporse querela contro Rocco Piccinno, accusandolo di aver ucciso sua madre. Giaffreda Coltura, De Matteis Luigi, Barone Ippazio Cosimo e Fattizzo Rosaria testimoniarono, durante il processo, contro Rocco Piccinno, accusandolo di aver sparato, quella mattina a Ciccardi Rosaria. Alcuni testimoni affermano che in realtà morirono sette persone per quei tragici avvenimenti. Dalla consultazione dei documenti ufficiali 4 risultano registrati solo quattro decessi. Almeno di una persona deceduta non si conoscono le generalità. La "Provincia di Lecce", giornale dell'epoca, in un articolo del ventisette giugno, riprodotto integralmente in questo opuscolo, sostiene che "sul terreno rimasero morti tre individui: un vecchio, un ragazzo ed una donna".
Ebbene Luigi Carlucci aveva vent'anni, la donna é sicuramente Rosaria Ciccardi, del contadino in età matura non vi e traccia; Pasquale Giannelli mori ventisette Giugno, quando il giornale era stato già stampato.
Mentre in via Coltura continuava la carneficina, alcuni rivoltosi si imbatterono, in via Convento, nel sindaco Domenico Ferrari che si trovava nei pressi della sua abitazione.
Essi cercarono di persuaderlo ad intervenire per far cessare il fuoco; "Va tu, tu devi andare per far cessare il fuoco, tu sei il Sindaco I " furono le testuali parole di un contadino. ll sindaco, stando ai fatti descritti nella sentenza, si rifiuta di intervenire, al che i rivoltosi cercarono di spingerlo fino al luogo del conflitto riuscendo a portarlo sino alla farmacia Ferrari. Li alcune donne, fra cui Coltura De Matteis e Aurelia Fiorenza, gli si avventarono contro. Luigi Leopizzi ferì il sindaco con due pugnalate "lo colpiva con due pugnalate alla spalla ed in testa ". Dichiarò al processo di averlo fatto perché il sindaco stava minacciando con una rivoltella alcune donne fra cui sua madre. Ai carabinieri fu possibile uscire dalla stalla e a rientrare in caserma solo alle nove e trenta per I' intervento di una delegazione di cittadini composta da Manieri Luigi, Pisanelli Luigi, Giannelli Michele e Giannelli Giuseppe.
Moltissimi furono i feriti che preferirono nascondersi nei campi e non ricorrere ad alcuna cura per paura di essere arrestati. Circa quindici persone furono ricoverate all' ospedale di Nardò. Lo stesso giorno furono inviati camion, autoblinde ed un ingente numero di militari. Nella notte molti contadini furono arrestati e trasferiti a Gallipoli, subirono un processo in cui vennero accusati di attentato alla libertà del lavoro, violenza alla forza pubblica, porto di rivoltella senza licenza e danneggiamenti.
A sera, i proprietari comunicarono la disponibilità ad accettare le richieste dei contadini, (dopo i morti ammazzati questo gesto é quantomeno inqualificabile!) Al processo tu dimostrato, contrariamente alle speranze dei proprietari terrieri, che i dimostranti non avevano fatto uso di armi da fuoco. "Nessuno dei testimoni ha in udienza detto di aver visto gli scioperanti armati, come nessuno dei carabinieri era rimasto ferito da colpi da arma da fuoco". I quattro contadini che accusarono un proprietario terriero di aver sparato a Ciccardi Rosaria, furono dallo stesso denunciati per falsa testimonianza. Subirono un processo in cui furono riconosciuti innocenti; "Osserva il collegio che tali elementi d'accusa non sono sufficienti a provare la colpevolezza dei prevenuti (gli imputati) imperocche se pur pensarsi che in effetti gli attuali imputati abbiano deposto solo per odio contro il Piccinno determinato dall'antagonismo esistente fra quei contadini, cui i testimoni appartengono e quei proprietari e borghesi, cui appartiene il Piccino a die origine ai fatti deplorati, neppure può escludersi che costoro abbiano detto il vero ".
La Corte di Appello di Trani con una sentenza del ventiquattro febbraio 1922 assolse il Piccino dall'accusa di omicidio volontario "per non averlo commesso ".
Sta di fatto che Piccino durante il conflitto si trovava sul balcone di casa sua, questo per le dichiarazioni sia dei testimoni dell’ accusa che della difesa.
II De Matteis dichiaro di "aver presunto che la Ciccardi fosse stata colpita dal Piccino per la circostanza che costei cadde nel momento in cui esso Piccino sparava, come gli altri proprietari in via Coltura, contro la folla."
Ribadendo che gli accusati di falsa testimonianza fra cui il De Matteis, furono assolti, si traggano le conclusioni più appropriate. La Ciccardi mori 'da proiettile di fucile sparato dai militi dell'arma dei carabinieri" ma la Corte non appurò se il proprietario avesse sparato.
Dei gravi fatti accaduti a Parabita si discusse alla Camera dei Deputati per un discorso dell' onorevole Vallone: ".....nella provincia di Lecce non e isolato il fatto di Nardò. Ma a Monteroni ad Otranto a Parabita, in altri luoghi una serie dolorosa di episodi con eccidi si sono verificati in breve volgere di tempo ". Raffaele Pisanello, uno dei fondatori della Lega insieme a Giuseppe Pasanisi, fu eletto sindaco nelle elezioni amministrative dell' autunno del '20. La popolazione volle cosi mantenere vivi gli ideali della lotta che fino ad allora li aveva visti protagonisti.
L' episodio di Parabita si inserisce, come sappiamo, nel quadro della situazione sociale e politica che caratterizzava I' Italia degli anni '20.
Nei mesi di Agosto e settembre gli operai metallurgici occuparono le fabbriche del triangolo industriale (Milano, Genova, Torino) praticando I' autogestione della produzione, ma I' occupazione durò circa otto settimane.
Mancò agli operai la collaborazione degli impiegati e dei tecnici, necessaria per organizzare in modo efficiente la produzione. Ma soprattutto la borghesia ed il governo decisero di sfiancare gli operai in autogestione non intervenendo per far sloggiare gli stessi con la forza, ma non rifornendo più di materie prime la fabbrica e non facendo giungere nuove commesse.
Questo episodio rappresento per il Movimento operaio una notevole sconfitta. Una parte di responsabilità per questi episodi fu da attribuire al Partito Socialista che per i contrasti e tensioni al suo interno, fu incapace di dirigere il forte movimento di massa che interessava il Paese.
Stranamente negli anni '20-21 nonostante l' abbondanza di lavoro conseguente alla ricostruzione, si ebbe una brusca inversione di tendenza con il crollo della domanda e I' aumento dei prezzi a livello mondiale. La crisi provoco una forte disoccupazione. La borghesia rispose in questo modo al forte movimento di protesta degli operai evidentemente perché vedeva pericolosamente minacciata la propria supremazia.
La borghesia italiana inoltre preparava la svolta più nefasta della storia italiana degli ultimi tempi: l' avvento del fascismo.
Nel 1919 a Milano si costituirono i "Fasci di combattimento" composti da piccoli borghesi e da ex combattenti che i proprietari reclutavano nelle proprie squadre.
E' di obbligo ricordare che senza "monarchia, esercito, Vaticano, alta finanza ecc..., il fascismo non sarebbe mai giunto al potere, affidandosi esclusivamente alla strategia dei suoi quadrunviri e alla iniziativa delle sue camicie nere" . Anche a Parabita non mancarono le violenze fasciste : Raffaele Pisello subii un attentato quando un sicario per lire cinquecento gli sparo diversi colpi di rivoltella.
Compito principale per chi si occupa degli avvenimenti storici assume, quindi, una particolare importanza, soprattutto visti gli attuali tentativi di interpretare e riscrivere la Storia secondo discutibilissime intenzioni. Proporre il ricordo per preservare la memoria storica; la quale rappresenta un nostro importantissimo patrimonio.



NOTE

1-Archivio di Stato - Lecce; registro Prefettura gabinetto, fascicolo n.2729 busta 260.
2 - A;S.L; registro Prefettura gabinetto, fascicolo. n.2876 b. 268.
3 - A.S.L.;registro Prefettura gabinetto, fascicolo. n. 3041 b.273
4 - Brogliaccio dei Morti - Comune di Parabita, Comune di Nardò.
5 - "La Provincia di Lecce" del 25/7/1 920.



B I B L I OG RA F IA
- Salvatore Coppola - Conflitti di lavoro e lotta politica nel Salento nel primo dopo guerra (1919-1925) - Ed. "Salento Domani" 1984.
- A.S.L. Registro generale sentenze ; sentenza n.673 del 1 8/1 1 /1 922.
- A.S.L. Reg. gen. sent.; sentenza n.68 del gennaio 1923.
- Storia e storiografia, terzo volume - Antonio Desideri - Editrice G. D'Anna
- Donne in lotta in un comune del basso Salento - Aldo D' Antico.

 

 

 

Feel free to email me: bianco@p90.msoft.it


Copyright© 1996 Gigi Bianco
Pagina ottimizzata per
Internet Explorer 2.0 - Netscape 2.0