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| Antonio
d'Enrico detto Tanzio da Varallo nasce a Riale d'Alagna (VC) intorno al 1578 e muore a
Varallo intorno al 1632. La formazione romana dell'artista, compiuta sulle opere del Caravaggio e dei caravaggeschi (Serodine, Gentileschi), è confermata dalle prime opere, conservate in Abruzzo (Circoncisione, parrocchiale di Fara San Martino; Madonna dell'incendio sedato, collegiata di Pescocostanzo), databili intorno al 1610; in seguito opera in Valsesia e dintorni, raramente a Milano.
Tuttavia Tanzio da Varallo non cede mai agli estenuati e ambigui languori di un Del Cairo, né alle grazie patetiche di un Procaccini, sostanziando il suo stile inimitabile di un implacabile rigore veristico, di un'indagine spietata della miseria umana e della morte (due versioni del Davide e Golia, Varallo, Pinacoteca; Processione del Santo Chiodo, parrocchiale di Cellio; San Rocco, 1631, parrocchiale di Camasco). Capolavoro di Tanzio da Varallo restano comunque gli affreschi delle cappelle del Sacro Monte di Varallo (oltre alla citata XXVII, la XXXIV del 1618-20, e la XXVIII, terminata nel 1628), ove ha a collaboratore il fratello maggiore Giovanni d'Enrico, creatore di straordinarie statue policrome a grandezza naturale, che nella perfetta fusione con l'opera pittorica realizzano un formidabile insieme da gran teatro popolare. Tra le ultime opere di Tanzio da Varallo frescante sono soprattutto da ricordare i cicli della cappella dell'Angelo Custode in San Gaudenzio a Novara (1629), di Sant'Antonio Abate e Santa Maria della Pace a Milano, e della chiesa parrocchiale di Borgosesia (1634). |